Antinori ai domiciliari L’accusa: rapina di ovuli

Cronaca Roma

Ieri i carabinieri di Roma hanno arrestato il notissimo e controverso ginecologo Severino Antinori, il pioniere italiano della procreazione medicalmente assistita: più semplicemente, per noi profani, il paladino del “figlio in provetta”. L’accusa è clamorosa, pesante quanto un macigno: rapina aggravata e lesioni personali aggravate. Antinori avrebbe prelevato a una ragazza spagnola di 24 anni, infermiera in prova per un mese nella sua clinica, tre ovuli, senza chiederle il consenso e le avrebbe poi sottratto il telefono cellulare per impedirle di chiamare i soccorsi e la polizia. Insomma, modi piuttosto spregiudicati e non propriamente in linea coi dettami della deontologia professionale. Anzi, siamo oltre il codice penale. La magistratura ha disposto l’interdizione della professione medica per un anno, come misura accessoria. Questa, in sintesi la cronaca giudiziaria. Bisognerà leggere le motivazioni del gip per capire le ragioni della misura cautelare (gli arresti domiciliari), contenute nell’ordinanza.

Il settantunenne professore avrebbe contrabbandato la cura ormonale per una terapia destinata a debellare una cisti ovarica.

Brutta storia. Una vicenda destinata a deflagrare. Perché porta acqua al mulino di chi combatte la fecondazione artificiale.

Antinori non è mai stato un personaggio incline alla diplomazia, ai compromessi, al basso profilo. Si è sempre battutto con l’irruenza dei tori nell’arena delle corride bioetiche: caricando a testa bassa contro qualsiasi riserva e scrupolo di ordine confessionale e non, anche perché a lui non è mai fregato nulla degli schieramenti di tipo confessionale e/o politico. Ha fatto arrabbiare tutti: destra, sinistra, credenti, atei.

Tutto cominciò quando nel 1989 Antinori iniziò a sperimentare la fecondazione in vitro sulle donne in menopausa e nel 1994 aiutò a rimanere incita una donna di 63 anni. Si chiamava Rossana Della Corte e il suo caso fece il giro del mondo perché entrò nel Guiness dei primati come la partoriente più anziana del mondo. E lo scandalo fu immenso: la Chiesa condannò esplicitamente questo “estremismo” procreativo che scardinava ogni più elementare limite fisico e biologico. Una madre che era già nonna.

Poi, si fece fotografare accanto a Louise, la prima persona al mondo nata attraverso il metodo della Fivet (fecondazione in vitro) il 25 luglio del 1978, secondo la metodica - allora rivoluzionaria. sotto ogni aspetto, da quello medico a quello bioetico - utilizzata e sviluppata dal professor Robert Edwards, premio Nobel per la medicina del 2010 e scomparso tre anni fa. Anzi, in quella foto c’era pure Edwards. Quasi un’investitura, un passaggio delle consegne. E questa foto venne utilizzata come autopromozione dallo stesso Antinori. Che non esitò a sfruttare il conferimento del Nobel a Edwards come “una conquista della civiltà e del progresso medico”, il che provocò fiere reazioni e grande sdegno da parte della Chiesa cattolica: si sentiva il campione di una medicina senza frontiere. Di nessun tipo: non era soltanto il continuatore dell’opera avviata da Edwards, ne era l’interprete più audace. Esibiva un fervore da talebano della fecondazione artificiale. Una sulfurea leggenda lo amntava. C’erano i fans a difenderlo dai detrattori. L’arresto provocherà sconquassi sui fronti delicatissimi dei temi “eticamente sensibili” quelli cioè che lasciano inermi le coscienze di fronte a dubbi atroci. Le “tragic choiches” nel linguaggio della bioetica giuridica.

Col senno di poi, ci viene in mente uno sferzante giudizio. Ci fu infatti chi lo definì la Vanna Marchi del feto. Trasfoemava la sua professione in una lucrosa vetrina. Vendeva un’idea molto berlusconiana, di grande ottimismo: dare a tutti la possibilità di essere madre, di superare le barriere anagrafiche e di abbatterne le paure, le ansie. Dava speranza. Una cara speranza: di certo, non era un filantropo. Per esempio, sulla spinosa questione della famigerata legge 40 del 2004 (quella che regolamentava la fecondazione assistita e che fu fatta a pezzi dalla Corte Costituzionale in numerose pronunce di incostituzionalità) Antonori si schierò, sin dall’inizio, contro la filososia liberticida che ispirava questo provvedimento fortemente limitativa di tutte quelle tecniche, a cominciare da quella eterologa (vietata in Italia), che lui aveva consolidato da anni. Siamo alle solite. L’eroe di tante mamme che non potevano essere mamme ha avuto la sua nemesi: a furia di forzare i limiti, stavolta ha esagerato.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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