Molestate (ma anche molestati) di tutto il mondo, unitevi! Dal superfotografo delle top a Wiesel: il contagio Weinstein

Cronaca

Molestate (ma anche molestati) di tutto il mondo, unitevi! E infatti è quel che sta succedendo, giorno dopo giorno: basta navigare nel Web, per capire le dimensioni globali e capillari del Weinsteingate, che ormai non è più soltanto uno scandalo circoscritto allo star-system americano o agli ambienti cinematografici internazionali. Già in passato l’inesauribile vaso di Pandora degli abusi sessuali e dei comportamenti inappropriati era stato scoperchiato, ma stavolta la differenza è l’effetto virale, inarrestabile: le vittime hanno rotto il silenzio, superato la vergogna. Obbligando le istituzioni pubbliche ad affrontare “la generalizzata cultura dell’abuso sessuale”.

In California, il Senato ha annunciato che indagherà sulle accuse presentate da oltre 140 donne, fra cui deputate, consigliere, impiegate del Campidoglio. Nel resto degli States e in Europa le denunce colpiscono dirigenti d’azienda, politici, intellettuali. E pure il mondo dei media. C’è chi corre ai ripari, prevenendo lo tsunami giudiziario e i contraccolpi d’immagine. Si licenziano i manager (sta succedendo negli Stati Uniti), o si isola chi è sospettato di abusi. Lunedì 23 ottobre, per esempio, l’onnipotente James Woolhouse, vicepresidente esecutivo del gruppo editoriale Condé Nast International che domina la stampa cosiddetta fashion (Vogue, GQ, Glamour, Vanity Fair le pubblicazioni più conosciute), ha inviato ai direttori delle varie testate associate in tutto il mondo una mail in cui si proibiva ogni rapporto professionale col celebre fotografo Terry Richardson, ribattezzato dalla stampa anglosassone come “l’Harvey Weinstein della moda”. Non solo: nel caso le riviste avessero già programmato servizi con le sue foto, si invitava a “cancellarli o sostituirli con altro materiale”.

Il messaggio è stato spedito il giorno dopo che il Sunday Times aveva riportato numerose accuse nei confronti del 52enne fotografo. Richardson è autore della campagna di Valentino Resort 2018, ha firmato un editoriale di moda nel numero di novembre della rivista W, ha lavorato con Madonna, Lady Gaga, Beyoncé e Miley Cyrus. Il fotografo ha rigettato le accuse scrivendo una lettera a Huffington Post: “Ho sempre rispettato chi lavora con me”. Negli anni Novanta impose il suo stile crudo e provocatorio con immagini in cui la sessualità era esplicita.

Se negli ultimi anni parecchie modelle avevano comunque pesantemente criticato il suo comportamento “predatore” e fotograficamente “lesivo” (nel 2014 ci fu una campagna contro di lui, #NoMoreTerry che invitava a boicottare marchi, persone o pubblicazioni che si avvalevano delle sue prestazioni), chi mai si sarebbe aspettato di vedere in questo girone dantesco della “dominazione maschile” una figura carismatica come quella di Elie Wiesel, Nobel per la Pace nel 1986, grande saggista e filosofo, testimone della Shoah, attivista dei diritti umani? Lo afferma la genetista antropologa Jennifer Listman della New York University, rievocando un episodio del 1989, quando lei aveva solo 19 anni e si trovava coinvolta in una cena di beneficenza a Manhattan, in cui Wiesel era l’ospite d’onore. In un post sul sito Medium (#metoo), lanciato dopo il caso Weinstein, Jennifer riferisce che a un certo momento, insieme al suo ragazzo e ai familiari, si ritrovò con il superstite di Buchenwald e Auschwitz per una foto.

Infilandosi tra lei e il suo ragazzo, Wiesel pose le sue mani sopra le loro spalle e con un perentorio “Ok!” invitò il fotografo a scattare. Contemporaneamente, scrive la Listman, Wiesel allungò una mano e le toccò il sedere “con un atto calcolato, peggiore di quanto si possa pensare”. Perché sapeva che era ultrareligiosa, quindi “propensa al silenzio”. Wiesel è scomparso l’anno scorso.

È stato un uomo attraversato dal dolore, dalla solitudine, dalla memoria di un’ingiustizia senza fine: “Ho visto Dio. Appeso a una forca”.

Per Jennifer, invece, è stato anche un ipocrita. Con sgomento, ho letto l’incipit del suo post. Otto parole. Pronunciate durante il discorso di accettazione del Nobel: “Il silenzio incoraggia il tormentatore, mai il tormentato”. Donne che odiano gli uomini.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

GUARDA ANCHE

Anno XV dell’era fascista: e il derby finiva già in rissa 18/11/2017


Continua a leggere

Da Vinci contro Neymar talenti unici a peso d’oro 17/11/2017


Continua a leggere

Mondiali addio “puttan tour” 16/11/2017

In trasferta - Altro che Pil perso, con l’esclusione della nostra squadra niente vacanza a luci rosse
Continua a leggere

Cancellate la parola “ex” 13/11/2017

La qualifica è inesorabile, generazionale e anagrafica. Traccia un confine terribile: chi è dentro e chi, invece, è ormai fuori. Chi “è stato” e ora non è “più come prima”
Continua a leggere