Mattarella, missione Israele: imbarazzi e l’ombra di Renzi Dopo le frasi di Kara sull’Italia “punita dal terremoto”, il Colle sconta le posizioni del premier

Cronaca

GERUSALEMME. Adesso che il nostro presidente Sergio Mattarella è in Israele per una visita di Stato di quattro giorni, con estensione ai Territori Palestinesi, ci si affanna per minimizzare l’incidente di Roma. L’imbarazzo è palpabile. La condanna, da parte del governo israeliano, delle infelici e miserabili parole di un suo viceministro in visita al Vaticano che ha commentato, con acido cinismo, le scosse di terremoto dell’altra sera, non ne cancellano la rozzezza e la protervia: “Una punizione divina all’Italia per essersi astenuta dalla votazione dell’Unesco sulla Città Vecchia di Gerusalemme che, a giudizio di Israele e delle comunità ebraiche del mondo, ha negato i legami millenari di Israele con l’ebraismo”.

“Condanniamo e ripudiamo quanto detto”, ha infatti replicato il ministero degli esteri israeliano, “sono affermazioni disdicevoli e sarebbe stato meglio se non fossero state pronunciate. Il viceministro Kara ha espresso le sue scuse, sottoscritte da questo dicastero. Sono parole che non rispecchiano in alcun modo le profonde relazioni tra i due popoli” e tra i due paesi. Israele vuole chiudere in fretta la faccenda, per diramare il comunicato non è nemmeno stata attesa la fine dello Shabbath, il giorno di riposo. Un segnale che è stato notato e raccolto, con la dovuta attenzione, a Roma, dove nei giorni scorsi, prima che sorgesse anche questa complicazione, si esprimeva il rammarico per una visita fatalmente offuscata dalla votazione sull'Unesco, che ha provocato l’interruzione dei rapporti di cooperazione tra l’agenzia delle Nazioni Unite ed Israele.

La diplomazia è la spregiudicata arte dell’ipocrisia. Inutile nascondere che la già complicata visita in Israele del presidente Sergio Mattarella è stata avvelenata dalla (mica tanto) incauta dichiarazione del druso Ayooub Kara, membro del Likud - formazione di destra che è il partito del premier Benjamin Netanyahu - nonché viceministro della Cooperazione regionale d’Israele, dunque uno dei massimi responsabili israeliani. Kara ha rozzamente dato fiato alla rabbia Non si può negare che la deprecata risoluzione dell’Unesco sui luoghi sacri di Gerusalemme è passata anche per l’astensione di parecchie delegazioni, tra le quali quella italiana. Renzi, dopo la visita alla Casa Bianca e i colloqui con Obama, ha clamorosamente sconfessato l’operato della nostra delegazione, ma ha atteso ben sette giorni per farlo. Una plateale tirata d’orecchi a Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri, che è stato il parafulmine della Farnesina, con la quale Renzi in passato ha più volte polemizzato, come nel caso della nomina di Federica Mogherini o di quella del nuovo ambasciatore presso l’Unione Europea. In un’intervista al Corriere della Sera, il premier ha spiegato, non senza arditi ragionamenti, che la scelta dell’Italia sulla Città Vecchia di Gerusalemme (l’abolizione dei nomi ebraici per il Monte del tempio o Spianata delle Moschee, in arabo) era stata dettata per accrescere il numero degli astenuti. Tesi che ha inviperito Gerusalemme e l’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, non senza ragione, visto che sotto il Monte del Tempio c’è il Muro del Pianto...

Kara è considerato un “falco” e non è nuovo a provocazioni di questo genere. Il problema è che le sue posizioni riflettono quelle dei più oltranzisti, uno che più volte ha detto che Israele non può “fare la pace coi palestinesi perché non c’è nessuno tra loro con cui fare la pace”. Mattarella lunedì incontrerà il presidente israeliano Reuven Rivlin, ma il giorno dopo si vedrà a Betlemme con Mahmoud Abbas, il presidente palestinese, poi si recherà a Gerico, al palazzo del califfo Hisham, restaurato dall’Italia e dove, il 20 ottobre scorso, è stato scoperto il più grande mosaico del Medioriente. Il Quirinale ci tiene a far sapere che il viaggio di Mattarella si svolge nel quadro di un atteggiamento politico ben preciso: promuovere il dialogo fra Israele e Palestina, all’insegna di una responsabilità condivisa per affrontare la situazione nell’area. Un’impresa, considerate le condizioni di assoluta instabilità della regione, con l’offensiva contro l’Isis, la guerra siriana, il ruolo di Iran, Arabia Saudita, Turchia, Russia.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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