La Grande Bugia Le destre e i populisti alimentano la nostalgia della lira, dando la colpa della crisi all'Euro. Ma i dati lo smentiscono

Cronaca

Circolano pericolose e demenziali idee, nel web e in tv, frasi che certi ignoranti leader politici (ignoranti in senso culturale e anche, purtroppo, nel senso più comune) diffondono, senza che i loro interlocutori - servili e proni, mica siamo in America dove chi diffonde notizie farlocche viene sbugiardato al volo... - obiettino alcunché (l'impreparazione è generalizzata). Posso riassumere più o meno così: l'Euro rovina l'economia, si stava meglio con la lira. Chi insuffla queste balle? I politicanti del centro-destra e dei penta stellati. Che sono in malafede. Infatti basta esaminare i dati riferiti al Pil (Prodotto interno lordo), cioe' alla ricchezza complessiva (benessere e sviluppo) del nostro Paese, al netto dell'inflazione: quelli cioè che indicano il Pil effettivo.

Dunque, l'Euro e' stato introdotto il 1 gennaio 2002: vi scordate come ci fu subito la speculazione dei commercianti e dei loro fornitori, che applicarono ignobilmente e impunemente una conversione scandalosa del cambio lira/Euro. La tazzina di caffé, per esempio, costava al bar sino al giorno prima a Milano 900 lire, ossia meno di 0,50 Euro. Il giorno dopo passò direttamente a 0,90 per assestarsi poi a 1 Euro. Il governo Berlusconi lasciò fare...era il patto di scambio, e ci rimettemmo tutti, tranne i bottegai, i grossisti, gli importatori, gli industriali, etc. Comunque, e a fine 2002 il Pil aumentò dello 0,45%. Nel 2003 il Pil, invece, diminuiì dello 0,05%. Ma nel 2004 riprese a salire, dell'1,8%, come nel 2005 (+ 2%), nel 2006 (+2,3%), nel 2007 (+1,7%). Quindi, nei primi anni di introduzione dell'euro il Pil e' complessivamente aumentato. Poi arrivò nel 2008 la crisi finanziaria, provocata dal crollo dei subprime in America. Il Pil perse all'inizio appena lo 0,1 per cento, ma era solo l'inizio di una caduta - globale, non solo italiana - che si sarebbe esasperata, perché banche, amministrazione pubbliche, Stato avevano investito speculando allegramente, e per questo vennero puniti duramente. I costi della crisi, provocata dalla cattiva gestione pubblica e da un certo capitalismo pirata ricadde però sulle spalle dei soliti noti, ossia noialtri. Fu evidente comunque che il problema non era legato alla moneta unica, anzi. Nel 2009 il Pil crolla a meno 6,3%, nel 2010 si ha un rimbalzo positivo dell'1%, nel 2011 dello 0,4%. Ma i contraccolpi della finanza internazionale si riverberano di nuovo nel 2012 con un meno 2,5% (avete dimenticato gli effetti perversi dello spread Btp/Bund schizzato a 575 punti?); la tendenza negativa prosegue: nel 2013 il Pil va a meno 1,9%. Ma finalmente si attenua nel 2014 con lo 0,4%, e nel 2015 si torna al segno positivo(+ 0,8%), che perdura anche quest'anno. Le previsioni (serie) per il 2016 dicono che il segno + varierà tra lo 0,9 e l'1%.

La verità, ahinoi, è un'altra. La conosciamo bene, non riguarda l'Euro. Ma il Sistema Italia. Ogni volta c'è chi promette di cambiare, di migliorare, di eliminare clientelismo, storture giudiziarie, parassitismo, fiscalità borbonica eccessiva, burocrazia assassina. Tutto ciò che azzoppa mortalmente la nostra competitività. Ma nessuno vuole toccare i feudi di questi poteri velenosi ben inseriti nel Sistema Italia. Vedete quel che succede a Roma, nonostante i proclami del Movimento CinqueStelle. Vedete quel che non fa Renzi, nonostante gli slogan...I partiti tradizionali sono conservatori e conservativi. I populisti sono menzogneri. La democrazia è il loro covo: dove coltivare il regime dell’ipocrisia e del mimetismo, "un regime che produce e nutre il suo nemico: il condannato che collabora all’esecuzione della sua condanna", scrive Zagrebelski che svela la "visione disincantata della democrazia come regime della disponibilità nei confronti di chi vuole approfittarne per i propri scopi". Il linguaggio dei populisti è doppio, biforcuto. Il trionfo della disinformazione e dell'ambiguità. La scorciatoia per arrampicarsi in cima alla piramide dell'establishment, dell'oligarchia che vuole controllare gli altri. Cioè noi: "Dal punto di vista degli esclusi dal governo, la democrazia non è una meta raggiunta, un assetto politico consolidato, una situazione statica. La democrazia è conflitto", nota il professor Zagrebelski, "quando il conflitto cessa di esistere, quello è il momento delle oligarchie. In sintesi, la democrazia è lotta per la democrazia e non sono certo coloro che stanno nella cerchia dei privilegiati quelli che la conducono. Essi, anzi, sono gli antagonisti di quanti della democrazia hanno bisogno, cioè gli antagonisti degli esclusi che reclamano il diritto di essere ammessi a partecipare alle decisioni politiche, il diritto di contare almeno qualcosa". Appunto. Occhio alle fanfaluche.

Fonte: Leonardo Coen

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