L’equilibrismo italico tra l’orso russo e l’amico americano Renzi, che martedì sarà da Obama, scherza: “Volevamo invaderli...”. Ma Roma resta la più contraria alle sanzioni

Cronaca

Che i soldati italiani dovessero partire per la Lettonia nella primavera del 2017 non era un segreto per nessuno: l’Italia aveva assunto questo impegno lo scorso luglio, durante il vertice Nato che si è tenuto a Varsavia. A dire il vero, in continuità con altri impegni analoghi, e questo fin dal 2014: per esempio, nel 2015 con i nostri aerei militari, schierati alla base di Siauliai in Lituania, ai quali sono stati affidati compiti delicatissimi di intercettazione, talvolta eseguiti insieme ad aerei britannici: il tutto sotto gli ordini del Centro di Comando e Controllo delle operazioni aeree Nato (Task Force Air) che ha sede a Uedem, in Germania. E’ infatti capitato spesso che i velivoli militari russi violassero gli spazi aerei delle repubbliche baltiche. A fine gennaio dello scorso anno due nostri Eurofighter 2000 Typhoon hanno intercettato un IL 78 russo. Gli aerei italiani si alternano con quelli degli altri Paesi che aderiscono alla Nato, sia quelli dell’Unione Europea sia quelli extra Ue. Perché, allora, l’infelice battuta di Renzi (deprecata dal Quirinale) e le dichiarazioni del ministro Pinotti sulla missione del nostro piccolo contingente Nato (verrà spedito per “rafforzare le frontiere orientali del patto atlantico”) hanno scatenato il putiferio (politico) in Italia, ma non in Germania, né in Francia, tantomeno in Turchia (il membro Nato più agguerrito dopo Usa e Gran Bretagna), che pure ha stretto patti con il Cremlino?

Semplice: si è formato un altro fronte del No: stavolta, alla missione Nato sul confine russo. L’opposizione (Lega e Cinquestelle in testa, a ruota Forza Italia) teme che salti il banco, sostiene che l’Italia deve continuare a mantenere con la Russia putiniana un rapporto equilibrato. Nel gergo della Farnesina, “una posizione tangente”. Dialogo, non provocazione. No ad isolare Putin come vogliono Obama, Londra e la Merkel. E’ quell’Italia che non approva le sanzioni all’infinito. Che vorrebbe riprendere a fare affari con Mosca come ai bei tempi di Berlusconi...a luglio, Putin ha detto che il nostro Paese meriterebbe politici migliori, che se l’Italia fosse ben governata, sarebbe il Paese più ricco e fortunato del mondo...

Comune, inoltre, è la cronica preoccupazione energetica (che contagia pure tedeschi e olandesi): siamo purtroppo dipendenti dal gas made in Gazprom, se Mosca ci chiudesse il rubinetto, per ritorsione, le nostre fabbriche si fermerebbero, metà delle nostre case resterebbero al freddo. Nell’arsenale delle argomentazioni pro-Mosca interscambio, mercato ed energia sono al primo posto. Tradizionalmente, l’Italia ha sempre cercato di mantenere una posizione non ostile nei confronti della Russia, e questo anche quando c’era l’Unione Sovietica. I leghisti capitanati da un Salvini filo-Putin vorrebbero Roma svincolata dalle sanzioni. Nel No confluisce Beppe Grillo che ha battezzato un hashtag molto eloquente, #IoVoglioLaPace (“Nessuno ha il diritto di giocare con la nostra pelle”). E tuttavia, da qualche mese Putin sta giocando la carta dell’escalation, dell’orgoglio nazionalista (e imperialista) russo, del braccio di ferro con Washington. Ha gioco facile con un’Europa debole e frammentata che invece dovrebbe essere più unita, così pensa il Quirinale. Occorrono coesione e tatto diplomatico, quel tatto che ieri Renzi non ha avuto. I valori del Patto Atlantico si difendono anche smussando le tensioni, rifiutando la logica di un revival della Guerra Fredda e il “continuo saggiare le forze” (Mattarella, discorso al Nato defense College): “Va affermata con priorità la regola del ristabilimento della legalità internazionale”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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