Il petrolio non puzza mai: noi alleati degli Emirati per aiutare Bengasi Missioni congiunte con i reparti inviati dal Golfo a sostegno del generale anti-Isis Haftar

Cronaca

BENGASI. Sempre più complesso e spossante (per l’Occidente) lo scenario militare in Libia, reso ancor più indecifrabile dopo il blitz di metà settembre per il controllo dei pozzi petroliferi da parte del capo militare di Tobruk, il generale (promosso maresciallo) Khalifa Haftar che è sostenuto da Egitto ed Emirati Arabi Uniti, ma condannato da Washington, Parigi, Londra, Madrid e Roma. Lo stato del Golfo Persico ha stabilito all’aeroporto di al-Kadym, provincia di Marj, circa cento chilometri a est di Bengasi una base militare. Come i francesi, gli inglesi e, in modo assai discreto, gli italiani. Da al-Khadimi decollano gli At-802 e i Predator UAVs che Khalifa. Ma c’è un particolare abbastanza curioso: durante gli attacchi del 26 settembre scorso contro gli uomini dello Shura Council of Benghazi Revolutionaries (Scbr), una formazione islamista, hanno operato insieme Predator dell’UAE e dell’Italia. In fondo Hafatr si definisce il “campione” dell’antiterrorismo, e il protettore dei giacimenti petroliferi, in cui hanno grossi interessi non solo Francia, Italia, Gran Bretagna, ma gli Emirati.

Ecco perché stanno proteggendo Khalifa contro i jihadisti. La base degli Emirati è stata identificata dalle immagini dell’Airbus Defence and Space Imagery, un’agenzia specializzata in intelligence geosatellitare. In una foto scattata il 23 luglio scorso (resa nota solo il 28 ottobre, senza comunicarne il committente) si nota un grosso hangar, attorno si vedono una decina di velivoli, tra cui due elicotteri UH-60 Black-Hawk, due Il-76 da trasporto, due droni d’attacco e 6 AT-802 prodotti dall’Air Tractor (Usa), agili apparecchi modificati dalla compagnia americana Iomax specializzati in antiguerriglia: gli Emirati ne hanno acquistati una ventina, gli ultimi quattro a settembre. Sono assai efficaci per missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione, ma sono discretamente armati con razzi a guida laser (tipo Dagr), inoltre hanno in dotazione 8 missili Agm-114 Hellfire, oltre a bombe MK82 e GBU-12 Paveway a guida laser.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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