Il Milan traballa, il Caimano punta ai voti rossoneri

Cronaca Milano

MILANO. Ore 13 e 42, lunedì 27 novembre, giorno di san Virgilio. Rieccolo, al secolo Silvio Berlusconi, arzillo e riabilitato (dal compiacente Fabio Fazio a Che tempo che fa su Rai3), ha appena twittato un messaggio. Sul quale si possono costruire tanti castelli in aria e ricostruire una squadra di calcio allo sbando. Da due ore, infatti, con una mossa a sorpresa, il Milan che lui ha venduto ai cinesi lo scorso aprile incassando 740 milioni di Euro ha cacciato Vincenzo Montella, l’allenatore odiato dagli ultras per i suoi pessimi risultati, e l’ha sostituito con Gennaro Gattuso, centrocampista di ruvida generosità, idolo del popolo rossonero di San Siro quando il Milan vinceva e convinceva. Twitta Berlusconi: “Ho avuto una lunga, affettuosa e cordiale telefonata con il mio vecchio guerriero Rino Gattuso. In bocca al lupo. Forza Rino! E...naturalmente Forza Milan!”.

Dimentica di aggiungere “Forza Italia!”. Anzi no. E’ sottinteso. E’ un déja vu. Elicotteri che sbarcano sull’erba dello stadio grandi campioni e grandi allenatori. I risultati sportivi che trainano quelli della politica: 5 Coppe dei Campioni, 5 Supercoppe europee, 2 Coppe intercontinentali, 1 Coppa del mondo per club, 8 scudetti, 1 Coppa Italia, 2 Supercoppe italiane (la seconda, conquistata da Montella a spese della Juve...). Tornano gli “anni di cuoio”. La tifoseria rossonera è la seconda d’Italia. Un immenso serbatoio di voti. Il messaggio del “presidente” è intrigante: Gattuso si è sempre schierato dalla mia parte. Saprà ridare ossigeno alla squadra che è stata male assemblata, nonostante i 240 milioni di Euro spesi quest’estate per una scriteriata campagna acquisti. E’ tempo di rimettere le cose al loro posto. Il Milan non poteva continuare così, io stesso ho criticato Montella...(peccato che ad assumerlo è stato lui). Siccome Rieccolo è un gran furbo, ha messo subito le mani avanti: “Parliamo del presente”. Nel suo universo attuale c’è il generale dei carabinieri Leonardo Gallitelli “che potrebbe essere il nostro candidato premier”. E c’è di nuovo il Milan. A proposito, altro indizio: è tornato un suo pupillo, Kakà, che ha detto di non sapere se continuerà a giocare o se farà il dirigente.

Cinque ore dopo il tempestivo messaggio, Berlusconi poteva contare 986 retwittate e 1597 cuoricini. Non un’esagerazione, ma abbastanza. In città, nei luoghi storici del milanesismo (neologismo di Jannacci), non si parla d’altro, accantonata la delusione Ema. Tutti sanno che Li Yonghong, il nuovo proprietario del Milan (un oscuro imprenditore cinese che si sta rivelando poco affidabile) deve restituire al fondo americano Elliott 383 milioni di euro (interessi compresi) entro ottobre del 2018. Ma Li non ha i soldi. E di soci non v’è ombra. Più passa il tempo e più si è convinti che sia solo un prestanome. Per conto di chi? Il dato reale è che occorrono finanziatori, e al più presto, altrimenti l’Uefa penalizza il Milan e l’esclude dalle Coppe. Sarebbe un disastro. L’irruzione berlusconiana ha scatenato ipotesi, speranze e illusioni, partendo dall’assunto che siamo in campagna elettorale. 1) Berlusconi si riprende clamorosamente il Milan (pagandolo un simbolico Euro), sana l’impressionante situazione debitoria e lo salva dalla figuraccia con l’Uefa, scettica sul piano di risanamento che un paio di settimane fa ha presentato l’ad Mario Fassone. Si ripete cioè il film del 27 marzo 1986, quando Berlusconi diventò il 27esimo presidente del Milan. 2) Dicono molti: in realtà Berlusconi non avrebbe mai voluto cedere il “suo” Milan. Lo hanno costretto i figli che guidano la Fininvest. Ma ora che non è più costretto a pagare gli alimenti all’ex moglie Veronica Lario (costretta a restituire 43 milioni), quei soldi potrebbero servire a pagare le spese e gli stipendi. Un “ritorno” smentito dalla Fininvest, però i casciavitt milanisti sperano che sia un depistaggio. E che l’operazione #IoSalvoilMilan sia la vera partita della squadra.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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