I giovani del No: “Abbiamo studiato e votato contro” “scontro terribilmente dialettico e fuorviante, molto ideologico, uno per smontare l’altro, non molto costruttivo. Con gli amici di Legge abbiamo esaminato più volte la riforma, articolo per articolo, e questo ci ha appassionato, tanto da organizzare diverse cene per continuare a sviscerare la sostanza della riforma costituzionale. Sebbene io non abbia una particolare simpatia per Renzi, all’inizio ho pensato seriamente di optare per il sì. Ma poi ha prevalso il lavoro fatto nelle settimane prima del voto, c’erano alcuni punti che non mi convincevano. Ero conscia che il no avesse conseguenze politiche, non ho votato per mandare a casa Renzi, né ho festeggiato: ma avevo la coscienza a posto”

Cronaca Milano

Scordate i tempi delle fragole e sangue, delle barricate sessantottine, delle retate di polizia: oltre il mitico portone di via Festa del Perdono numero 7, l’indirizzo più celebre della Statale di Milano, regna la quiete dopo la tempesta del referendum ed il magnifico cortile del Filarete è illuminato da luci che sembrano fiaccole, mentre gli ultimi studenti lasciano l’Università: c’è infatti il “ponte” lungo cinque giorni, grazie a Sant’Ambrogio e all’Immacolata. Nell’androne, la bacheca dei messaggi è ancora tutta occupata dai volantini del “no”. Quelli del “Sì” non li vedo. Né ci sono segni di fogli strappati. E questo è più di un indizio. Camminando verso la biblioteca e Filosofia, si arriva a alla piccola sede di Radio Statale che è una radio web molto ascoltata dai giovani. C’è una piccola folla di ragazzi, pronti a subentrare nello studio in diretta. Come Alessandro Sparano, 22 anni.

Alessandro, infatti, si occupa con altri di Funk Soul Brothers, la trasmissione settimanale improntata sulla divulgazione del genere musicale della DnB Bass music. Studia Lingue e letterature straniere e proprio i suoi studi lo hanno aiutato a decidere di votare per il no: “Non mi sono mai fidato di chi mette troppe parole quando ce ne vorrebbero di meno...la lingua dovrebbe essere un veicolo di chiarezza e formazione, invece nella proposta della riforma costituzionale tutto mi è sembrato fondato su un linguaggio arruffato e su basi barcollanti. Per saperne di più ho seguito dibattiti e ne ho parlato con gli studenti di giurisprudenza”.

Alcuni lavorano alla radio come speaker, mi dice la lodigiana Giulia Pacchiarini che è la direttrice, ha 22 anni, e conseguirà la laurea in Lettere a febbraio: “Abbiamo potuto affrontare la questione della riforma nel merito: con approfondimenti, interviste e servizi nei nostri giornali radio. L’opinione degli studenti era più legata al contenuto e allo studio della riforma, e le loro scelte sono dipese non da uno schierarsi politico o dalla rabbia, ma dal contenuto. Si percepiva, comunque, in modo piuttosto evidente, la tendenza del no...”.

Al bar Campus, davanti alla Statale, incontro Martina Amati, 21 anni, milanese, erre moscia e idee molto chiare. Frequenta il terzo anno di Lettere Moderne. Va subito al sodo: il suo no è maturato a prescindere dallo “scontro terribilmente dialettico e fuorviante, molto ideologico, uno per smontare l’altro, non molto costruttivo. Con gli amici di Legge abbiamo esaminato più volte la riforma, articolo per articolo, e questo ci ha appassionato, tanto da organizzare diverse cene per continuare a sviscerare la sostanza della riforma costituzionale. Sebbene io non abbia una particolare simpatia per Renzi, all’inizio ho pensato seriamente di optare per il sì. Ma poi ha prevalso il lavoro fatto nelle settimane prima del voto, c’erano alcuni punti che non mi convincevano. Ero conscia che il no avesse conseguenze politiche, non ho votato per mandare a casa Renzi, né ho festeggiato: ma avevo la coscienza a posto”. E ora? Sorride Martina, e con lei gli amici che l’attorniano: “Lo scenario che si apre è abbastanza desolante. Spero in un governo di scopo e che le elezioni si tengano il più lontano possibile perché c’è un clima pessimo, a livello politico...”.

E’ un no che va oltre la riforma, ti dicono matricole e veterani: che piglia di mira la verticalizzazione del potere e la sua personalizzazione, osserva il giovane Riccardo Pirovano di Magenta, 19 anni, primo anno di Storia: “Il mio no è maturato anche per il timore di fare un salto nel buio. E poi, per la modifica del titolo V, per il centralismo che non mi piaceva, per la funzione approssimativa del Senato”. Si poteva ovviare con un confronto costruttivo, è mancato lo sforzo di onestà intellettuale nell’ascoltare gli argomenti dell’altro, prenderli in considerazione, ed accettare di cambiare idea”. Paradossalmente, interviene Riccardo Sturaro di Brugherio, 18 anni, altra matricola (Lettere), “il referendum ha avuto il merito di risvegliare il richiamo politico anche tra noi giovani. Sarebbe stato triste lasciarsi scorrere addosso qualcosa che decide della tua vita, del tuo futuro, senza misurarne gli effetti. Il no è servito a riavvicinarci alla politica. E ad allontanarsi dal renzismo”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it