Fra Clouseau e 007: François Hollande, licenza di uccidere Eliminare i terroristi in nome della “legittima difesa collettiva”: svelate le missioni autorizzate dal presidente

Cronaca Parigi

PARIGI. Eliseo, 4 settembre 2015. François Hollande presiede un consiglio ristretto della Difesa. L’intelligence ha individuato la base di una cellula terroristica composta di foreign fighters a Rakka, in Siria. Secondo le informazioni raccolte, il gruppo intende organizzare attentati in Europa, soprattutto in Francia. I legami con alcuni attacchi perpetrati in Belgio e in Francia sono stati “verificati”. Il capo di questo gruppo ha un nome: Abdelhamid Abaaoud. Nel dossier consegnato ad Hollande c’è una foto, quella dell’immobile in cui si nasconde, una torre nel centro della città, allora cuore dell’Isis.

I servizi francesi suggeriscono l’eliminazione di Abaaoud. Operazione très secret-défense finalizzata a “neutralizzare” un obiettivo umano. Nome in codice: “Homo”. Cioè homicide. Per liquidare i “nemici dello Stato” francese le “Homo” sono affidate al Servizio Alpha, il braccio armato della DGSE, la Direction générale de la sécurité extérieure. Con licenza d’uccidere per “legittima difesa collettiva”, una base legale - in perfetta opacità - che si appiglia spericolatamente all’articolo 51 della Carta Onu: contempla il diritto dell’autotutela individuale o collettiva “nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite”, sebbene tutto debba essere a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Il che non avviene quasi mai: l’arte della guerra “segreta”.

Abaaoud, dunque, è promosso obiettivo HVI, high value individuals, individui di alto valore. Nell’estate del 2015 Hollande era stato informato del suo ruolo chiave: il delinquente belga-marocchino aveva raggiunto la Siria nel 2013 per addestrare la “brigata degli immigrati” e rimandarli in Europa a seminare il terrore. Peccato che Abaaoud non sia più lì. Da almeno 35 giorni. Il primo agosto, infatti, era già in Ungheria. Uno smacco. Il 13 novembre guida gli attacchi di Parigi. Il 18 novembre viene ucciso dalla polizia che lo scova in un appartamento di Saint-Denis.

Lo raccontano due giornalisti di Le Monde, Gérard Davet e Fabrice Lhomme, autori del polemico saggio “Un presidente non dovrebbe dire questo...”, frutto di 61 incontri con Hollande. Il quale confida che poi “quella volta non si colpì Rakka”, per non coinvolgere la popolazione civile. Però dice di avere autorizzato quattro operazioni Homo “mirate contro i terroristi”. Vincent Nouzille, autore di Erreurs fatales, sostiene che sarebbero dieci volte di più. Ammetterlo sarebbe infrangere il grande tabù della Repubblica francese, scrive Le Monde. Il tabù, in realtà, di tutti gli Stati. Obama e Hollande, per esempio, sono, nella storia dei loro Paesi, i due presidenti che hanno ordinato il maggior numero di eliminazioni. La reticenza non risparmia l’Italia: dove, guarda caso, l’ampio articolo di Le Monde è stato quasi ignorato dalla grande stampa. Per forza: gli assassinii “mirati” rivelano le ragioni di Stato e sfuggono - per principio - ad ogni quadro giuridico. Sono esecuzioni extragiudiziarie, una forma di restaurazione della pena di morte senza altra forma di processo.

Così, per salvaguardare gli interessi geopolitici francesi, Parigi ha “neutralizzato quattro o cinque capi jihadisti. Nel 2013 vara l’operazione Serval in Mali. Nel 2014, Barkhane nel Sahel. La DRM (Direction du renseignement militaire, i servizi militari) in un documento del marzo 2014 stila una lista di 17 “bersagli” HVI: capi di al-Qaeda au Maghreb islamique (AQMI), del gruppo Ansar Eddine, del Movimento per l’unità e lo jihad in Africa dell’Ovest (MUJAO). Alla caccia sfugge l’algerino Mokhtar Belmokhtar che trova riparo in Libia. Suo suocero “Barbarossa”, al secolo Omar Ould Hamaha, uno dei capi jihadisti più noti del Mali settentrionale, ci lascia le penne l’8 marzo 2014, dieci giorni prima di Abdelkrim “il Tuareg”, che aveva ammazzato l’ostaggio Philippe Verdon nel luglio del 2013 e i giornalisti di Rf1 Ghislaine Dupont e Claude Verlon, il 2 novembre del 2013. Vendetta è fatta. Ma guai a dirlo apertamente. L’Eliseo ha distribuito una nota confidenziale su come “armonizzare la comunicazione” per “evitare i dibattiti”. In cinquanta sfumature di ipocrisia?

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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