Espropriate casa Hitler

Cronaca Braunau am Inn

Udite udite: quando manca poco al bis del ballottaggio presidenziale, dopo l’annullamento di quello vinto sul filo di lana dal verde Alexander Van der Bellen sull’ultranazionalista Norbert Hofer, succede che la coalizione di governo annunci ieri la decisione di espropriare - senza compenso - la casa dove nacque Adolf Hitler, in quel di Braunau am Inn, dove il fiume Inn traccia il confine tra Austria e Germania, dove cominciò l’Anschluss, dove lo stesso Führer impose che la casa diventasse una sorta di santuario del Capo Supremo, facendola restaurare a spese del Terzo Reich. L’esproprio sarà formalizzato il prossimo settembre, dopodiché, auspica Wolfgang Sobotka, il ministro degli Interni austriaco (Partito Popolare, formazione di centrodestra con forte radici cattoliche), “la migliore soluzione sarebbe quella di demolire l’edificio, ed è una decisione necessaria perché la Repubblica vuole impedire che questa casa diventi un luogo di culto per i nazisti, come è avvenuto ripetutamente in passato”. Utopia.

Non è infatti distruggendo una casa - anche se lì vi è nato il Male - che si cancella la Storia. Perché ne resteranno per sempre le tracce. La memoria. I ricordi. E foto. Ci sarà sempre qualcuno che andrà lì perché “un tempo c’era la casa dove Hitler venne alla luce, il 20 aprile del 1889”. Semmai, sarebbe meglio destinare risorse consistenti per impedire adunate sediziose e nostalgiche, (peraltro vietate dalla costituzione austriaca), per sciogliere imbarazzanti sit-in durante i quali si perpetua, tra il mitico e il mistico, il rituale coreografico in miniatura di sfilate, parate, processioni, con centinaia di giovani in camicia bruna che allungano il braccio nel saluto nazista e assordano le strade della cittadina di Braunau coi loro slogan neonazisti. Perché il posto è più di un casa, è un simbolo. Un luogo dove la memoria è tragica, spaventosa per gran parte dell’umanità. Ma per chi inneggia alla criminale avventura del nazismo, è l’inizio di tutto: come nelle saghe del Nord. E non importa se Hitler vi visse solo nei primi tre anni di esistenza. Lo storico Maislinger ebbe una felice intuizione, nel descrivere questo luogo perversamente evocatore di ombre e fantasmi sinistri: “Qui il male entrò nel mondo”.

L’edificio risale al sedicesimo secolo, ma è stato rinnovato nell’Ottocento, ed infatti ha un aspetto neoclassico: due piani di generose dimensioni, una lunga facciata di un giallo ormai sbiadito dall’usura del tempo e soprattutto dall’incuria, perché non è che la manutenzione del palazzo sia stata la priorità della proprietaria, la cocciuta frau Gertride Pommer, ultima erede della stessa famiglia che affittò un appartamento all’interno del numero 15 della Salzburger Vorstadt, questo l’indirizzo che il governo austriaco vorrebbe cancellare, assieme alla casa. Una casa impestata dalla cattiva fama, evitata dagli abitanti di Braunau, che detestano essere famosi per colpa di Hitler, ma come, ti dicono, non sapete che qui è nato il compositore di Stille Nacht?

Frau Gertride non ha mai voluto cedere alle pressioni dello Stato, si è sempre rifiutata di vendere la casa, accontentandosi di affittarla, a prezzi decisamente salati. Rendita di posizione. Non ha mai voluto che sulla facciata venisse murata una stele in ricordo delle vittime del nazismo, sostenendo che avrebbe potuto essere causa di attentati, sia dei neonazisti che degli anti-nazisti. Una tesi improbabile. Ma il tribunale le dette ragione. Così ci si accontentò di piazzare davanti all’edificio una grossa pietra proveniente da Auschwitz, sulla quale è scolpita una frase che è un monito: “Fur frieden freiheit und demokratie nie wieder faschismus millionen tote mahnen”, per la pace la libertà e la democrazia mai più il fascismo rammentato da milioni di morti.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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