“Il ‘Che ’ è solo un assassino, meglio Fatih” Diktat musulmano Il presidente del Parlamento di Ankara contro gli studenti che indossano il mito

Cronaca Turchia

Domenica 28 agosto. A Rezi, sulla costa del Mar Nero, un tempo appartenente al sangiaccato del Lazistan (ma anche città d’origine dei genitori di Erdogan) sono in corso delle celebrazioni storiche. Sul palco delle autorità, parla Ismail Kahraman, potente speaker del Parlamento turco e fedelissimo del Sultano. Rievoca le gesta gloriose di Maometto II, il conquistatore di Costantinopoli che cadde il 29 maggio 1453: “E’ strano che Fatih sia più conosciuto ed apprezzato nel mondo che in Turchia. Eppure la Turchia ha di che essere orgogliosa della sua storia, e del suo popolo!”.

Invece di studiare la storia, che fanno i “Dev-Lis”, come li definisce Kahraman, cioè gli “studenti rivoluzionari delle scuole superiori”? “Vanno in giro indossando T-shirt e distintivi con l’effigie di Che Guevara. Era un assassino, ucciso all’età di 39 anni, uno che compiva esecuzioni di persona. Un guerrigliero. Un bandito che agì in Bolivia, a Cuba, nel Sudamerica, non può stare sul collo e sul petto della mia gioventù studentesca. Non dovrebbe essere possibile. Non ha alcun legame con me. Non è nelle mie radici. Non fa parte della mia storia”.

Le incaute dichiarazioni di Kahmaran rimbalzano subito in Rete. Scuotono il torpore del web turco, imbavagliato dalla repressione post golpe. D’improvviso si scatena il dibattito, e i social network ribollono di polemiche, come quando il web della Mezzaluna era lo sfogatoio dei giovani, degli intellettuali e delle minoranze. Solo che stavolta il putiferio va oltre i limiti virtuali: le maldestre dichiarazioni di Kahraman provocano la collera dell’ambasciatore cubano Alberto Gonzales Casals, suscitano l’indignazione dei partiti d’opposizione e approdano sui mass media. In realtà, le parole di Kahraman hanno un ben preciso scopo: colpire l’icona globale dell’ideale rivoluzionario, simbolo popolare (e trasversale: piace a sinistra ma da qualche tempo anche a destra) della rivolta. Il quotidiano Hurriyet “Il Che era un bandito o un eroe, dibatte la Turchia”, i giovani amano il Guevara che invitava gli oppressi del mondo a “scrivere loro stessi, e per sempre, la propria storia”, il Guevara raffigurato potentemente dal fotografo Alberto Korda, la celebre immagine - il Che col basco scuro e lo sguardo rivolto all’orizzonte - è riprodotta su magliette e poster in tutto il mondo. E c’è chi se la tatua. Sulla mano sinistra, per esempio, come il calciatore Deniz Naki, che milita nell’Amedspor (serie B) e che al termine dell’incontro col Bursapor valido per la Coppa di Turchia rilasciò dichiarazioni pacifiste. Lo hanno sospeso per dodici partite. Quanto a Kahraman, è uno specialista in provocazioni: pochi mesi fa aveva proposto di “eliminare” il principio della laicità dalla Costituzione, auspicando “una Costituzione religiosa islamica”. Il Parlamento imbufalito lo indusse a precisare di avere espresso “solo” un’opinione personale. Insomma, retromarcia dialettica. Sconosciuta a Che Guevara, per il quale “le parole parlate” erano scomode, accessori in mezzo alle azioni. Ai discorsi, preferiva gli interventi: “categorici, pungenti, indovinati” testimonia Paco Ignacio Taibo II.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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