Da Vinci contro Neymar talenti unici a peso d’oro

Cronaca New York

NEW YORK. Metti all’asta l’unico quadro di Leonardo Da Vinci in mano ai privati e lo pagherai (quasi) quanto Neymar. In entrambi i casi, la compravendita cioè del dipinto e del calciatore, sono il frutto di una stessa logica di mercato. Sia Leonardo sia Neymar producono reddito. Sono tutti e due degli asset: un bene che può essere monetizzato. Leonardo mobilita da secoli milioni di ammiratori: trentamila quelli in coda per vedere il quadro prima dell’asta a Hong Kong, Londra, San Francisco. Neymar è l’ultimo idolo del calcio internazionale, la sua immagine muove, dicono, interessi colossali: chiedetelo alla Gillette, alla Volkswagen, alla Nike, alla Panasonic tanto per ricordare i suoi sponsor principali che gli versano più di 20 milioni di dollari l’anno.

Certo, ha sorpreso la strabiliante cifra battuta mercoledì sera a New York alla Christie’s, quando Salvator Mundi, quadro che è stato attribuito al maestro rinascimentale italiano anche se con uno strascico di polemiche e di giudizi controversi, ha toccato quota 450milioni e 312mila dollari, diritti compresi. E’ apparso esagerato. Un record storico: il prezzo più alto mai spuntato per un’opera d’arte. Ma pure il calciomercato da qualche tempo non scherza: ci sono giocatori che vengono valutati più degli impressionisti. C’è chi considera l’estro dei campioni di pallone, come una forma di arte pop. L’ avvocato Agnelli puntava alto: disse che il fantasista Alex Del Piero gli ricordava Pinturicchio per l’eleganza del suo stile e forse pensava che gli era costato quanto un dipinto del delicato pittore perugino, peraltro coevo di Leonardo (sono nati lo stesso anno, il 1452)...

E’ stato record mondiale anche quello del calciatore brasiliano Neymar Da Silva Santos Junior di anni 25, acquistato il 3 agosto scorso dal Paris Saint-Germain che sborsò ufficialmente 222 milioni di Euro per pagare la clausola rescissoria al Barcellona, la squadra proprietaria del cartellino. Poi, secondo le indiscrezioni dei giornali francesi, l’operazione Neymar comprendeva pure un bonus (alla firma) di altri 100 milioni, un ingaggio annuale (per cinque anni) di 30 milioni netti, altri 40 di premi e benefit vari, nonché una commissione di 40 milioni al padre, ex calciatore e ora manager del figlio. Fate le somme e si arriva al Leonardo venduto, a quanto pare, ad un consorzio di commercianti americani che ha per capofila Robert Simon, proprietario di una nota galleria d’arte a New York che hanno versato l’assegno dell’asta all’oligarca russo Dmitri Rybolovlev, il re del potassio, che a sua volta l’aveva acquistato nel 2013 per molto meno, 127,5 milioni di dollari. Quotazione dopata: il che lascia immaginare dietro la cordata di Simon la figura di un collezionista a caccia di trofei impossibili o qualche istituzione museale del Golfo Persico, dove infuria da qualche tempo un conflitto anche culturale: Abu Dhabi ha appena inaugurato il Louvre degli Emirati Arabi Uniti, il Qatar punta moltissimo sulla “economia della conoscenza” e dell’educazione. Il Leonardo potrebbe essere l’arma di competizione di massa...Un indizio? All’asta era presente la Sheikha Al Matassa bin Hamad bin Khalifa Al-Thani, sorella dell’emiro del Qatar e presidente dei musei dell’emirato.

Altri indizi. Rybolovlev è proprietario (per due terzi) della squadra di calcio del Monaco che ha venduto al Paris Saint-Germain un’altra stella carissima, Mbappé, pagato quanto il Picasso più caro messo all’asta. Il PSG è del qatariota Nasser Al-Khelaifi ed è sponsorizzato (200 milioni l’anno) dal Qatar Investment Authority, fondo creato dalla famiglia reale Al-Thani. Nel Qatar si disputeranno i Mondiali del 2022. Il cerchio si chiude. Neymar testimonial e Leonardo la gemma che impreziosisce e nobilita i campionati e un Paese sotto embargo, imposto da Arabia Saudita, Emirati, Bahrein ed Egitto che accusano Doha di sostenere il terrorismo.

Ecco perché il quadro di Leonardo e le gambe di Neymar valgono tutti questi soldi. C’entrano le implicazioni geopolitiche e le ambizioni di un piccolo Paese che volle farsi grande. E attrattivo.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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