Petry, l’Afd e il ritorno del lato oscuro della forza

Cronaca Stoccarda

Sabato 30 aprile, otto del mattino. Fiera di Stoccarda: si apre il quinto congresso dell’AfD, Alternative für Deutschland, alternativa per la Germania, il partito populista e xenofobo di estrema destra guidato da Frauke Petry che nelle ultime elezioni regionali del 13 marzo ha ottenuto un notevole successo. La tensione è altissima: centinaia di militanti della sinistra radicale tentano di bloccare l’accesso al palazzetto. La polizia - un migliaio di agenti - isola l’area, che si trova a una quindicina di chilometri dal centro. Nel parcheggio adiacente alla Fiera cominciano a bruciare dei pneumatici. Scoppiano furibondi tafferugli con gruppi di attivisti della destra xenofoba. E’ guerriglia. La polizia interviene: cannoneggia con gli idranti, carica, utilizza gas urticanti al peperoncino. Gli altri lanciano petardi contro gli agenti e i giornalisti. Alla fine, il bilancio è di 400 manifestanti di sinistra sono fermati.

Non si fermano, invece, i lavori del congresso, che iniziano in gran spolvero: oggi, infatti, verrà adottato un manifesto anti-islamico. La “campagna” contro i migranti musulmani è il cavallo di battaglia del movimento xenofobo: l’alternativa reazionaria alla politica di accoglienza del governo. Der Spiegel, lo scorso febbraio, ha dedicato la copertina a Frauke Petry, definita “predicatrice dell’odio”. Per raccogliere consensi ai margini della società e tra le frange della destra neonazista, aveva affermato che “come ultima risorsa” i poliziotti dovrebbero “avere la possibilità di aprire il fuoco” contro i clandestini che attraversano illegalmente la frontiera. Stessa posizione del movimento antislamista Pegida, e del resto, le prime virulente manifestazioni contro “l’islamizzazione dell’Occidente” sono nate a Dresda, in Sassonia, patria di Pegida, ma anche il land dove lei è nata nel 1975 - quando ancora c’era la Repubblica Democratica Tedesca - e dove è stata eletta, nel 2014, al parlamento regionale.

Pochi mesi prima che il Muro crollasse, il padre ingegnere fuggì all’ovest. La famiglia lo raggiunse all’inizio del 1990. Laureata in chimica, nel 2007 Frauke fonda con la madre un’azienda specializzata nella fabbricazione di pneumatici. L’azienda fallisce nel 2013. Così, passa armi e bagagli all’Afd: all’inizio come portavoce a livello federale, poi scalando le gerarchie. Il primo giugno del 2015, in una lettera aperta agli iscritti del partito, rivela che ha divorziato dal marito, un pastore evangelico, padre dei suoi quattro figli. E che si è messa con Markus Pretzell, responsabile regionale dell’Afd in Renania Settentrionale: “Quel che ci lega va oltre l’amicizia”. Amore ed alleanza: poco dopo, infatti, la Petry spodesta il fondatore del movimento, l’economista antiEuro Bernd Lucke, e vira decisamente sulla rotta dell’ultradestra. Punta tutto sulla paura dell’islam (alimentata dal terrorismo), la difesa dei deboli contro i poteri forti; denuncia le élites e la globalizzazione. Proprio ieri Pretzell annuncia l'adesione al gruppo “Europa delle Nazioni e delle Libertà” fondato nel giugno del 2015 e presieduto da Marine Le Pen, in cui c’è anche la Lega. La seconda deputata europea dell’AfD, l’ultraconservatrice Beatrix von Storch, invece, è passata nel gruppo “Europa libertà democrazia diretta” guidato da Nigel Farage. Grazie alla tempesta perfetta della crisi economica e di quella migratoria, l'AfD alimenta tentazioni autoritarie e inquietanti nostalgie. Sarà un caso, ma il governo tedesco ha deciso di avviare un’indagine sul passato nazista di alcuni alti funzionari pubblici del dopoguerra. Un viaggio nel lato oscuro della Germania.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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