Il virus dimissioni contagia anche l’ultimo imperatore Giappone, Akihito pronto ad abdicare. Dal passo indietro di Ratzinger a quelli degli inglesi, ormai è una sindrome

Cronaca

Il 15 agosto 1945 l’imperatore Hirohito rivolse ai sudditi un pubblico appello affinché cessassero le operazioni militari. Milioni di giapponesi rimasero sconvolti nell’ascoltare per la prima volta la voce del loro Imperatore-Dio. Hirohito, sollecitato dagli americani, fu costretto a dichiarare la rinuncia al suo stato divino. Settantun anni dopo, suo figlio Akihito medita l’abdicazione: ed è un altro pilastro della tradizione nipponica che vacilla. Peggio: riporta l’orologio della storia indietro di due secoli esatti, giacché l’ultimo imperatore a lasciare il trono fu Kokaku nel 1817, quando ormai il Periodo Edo era agli sgoccioli.

Persino gli americani vincitori mantennero sul trono l’imperatore Hirohito: l’abdicazione avrebbe scatenato la collera popolare, la guerra sarebbe continuata. Oggi, il problema è un altro: Akihito non gode di una salute di ferro, nel 2011 ha avuto una broncopolmonite, nel febbraio del 2012 ha subìto un bypass cardiaco, dal 2003 è sottoposto a cure ormonali dopo un intervento per la rimozione di un cancro alla prostata. Negli ultimi mesi ha dovuto diradare la sua attività, rinunciando ad impegni diplomatici e ad incombenze del cerimoniale. Così, a maggio, l’acciaccato 82enne imperatore Akihito ne discute con la famiglia e con i suoi più stretti collaboratori. L’imperatrice Michiko è d’accordo, come i figli: il primogenito ed erede Naruhito, 56 anni, studi ad Oxford, e il fratello Akishino. La preoccupazione di Akihito è di carattere giuridico: l’abdicazione non è contemplata dalle leggi che regolano la Casata Imperiale, occorreranno emendamenti.

Deve averlo certamente aiutato il precedente di papa Ratzinger, che ha lasciato la tiara e la grandissima responsabilità di un impero spirituale globale ed ora stempera la sua onorata vecchiaia tra preghiere e filosofia, incontrando di tanto in tanto il suo successore Francesco. Fu un trauma, tanto per il Vaticano quanto per i fedeli. Ma la difficile, tormentata scelta venne accettata. E poi, col passare del tempo, addirittura apprezzata.

Il nuovo verbo della politica è “lasciare”

E poi, diciamolo francamente: in tempi di Brexit, la parola dimissioni è nel lessico quotidiano. Fa meno scalpore. Si è dimesso il premier conservatore David Cameron. Si sono fatti da parte i leader del no all’Europa, l’ineffabile Nigel Farage e l’ex sindaco di Londra, Boris Johnson. Non c’è giorno che le cronache politiche internazionali non parlino di qualcuno che “lascia”, che “abbandona”, che si ritira. Come nei giorni parossistici di Panama Papers. La rabbia degli islandesi. L’indignazione della gente costretta a stringere la cinghia mentre gli uomini del potere arraffano quattrini e li nascondono nei paradisi fiscali.

Il pacifismo costituzionale e lo scontro con Abe

Ma forse c’è qualcosa di più, dietro la volontà di Akihito. Aveva 55 anni, il giorno della successione, il 7 gennaio del 1989. Subito fece capire quali fossero le sue posizioni. Infatti si definì “simbolo dello stato e dell’unità del popolo”, riconoscendosi nella Costituzione pacifista del 1947(voluta dagli americani vincitori). La stessa Costituzione che lo scalpitante premier Shinzo Abe vorrebbe cambiare e rendere meno pacifista. Abe è il leader del partito liberaldemocratico, ma è soprattutto un nazionalista sfegatato. Punta a eliminare l’articolo 9 della Costituzione che giudica umiliante – quello che impone l’esercito solo per difesa. L’anno scorso ha varato una legge che estende il ruolo delle Forze di Difesa anche all’estero, suscitando le proteste di Pechino. Ha aumentato il budget delle spese militari. Il 52 per cento dei giapponesi, però, è contrario a rinunciare al pacifismo costituzionale. Lo è anche Akihito. In occasione del settantesimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale ha espresso il “profondo rimorso”, distinguendosi da chi sta alimentando un pericoloso revival nipponazionalista.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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