A CHI FA PAURA LA KIPPAH Francia Ebrei nel mirino, il Gran Rabbino: non rinunciamo al simbolo

Cronaca MARSIGLIA

MARSIGLIA. Meglio che per un po’ evitiate di indossare la kippah, ha consigliato ieri Zvi Ammar, presidente del Concistoro ebraico di Marsiglia, rivolgendosi alla sua comunità, “in attesa di tempi migliori”, visto che portare il copricapo tradizionale degli ebrei può diventare fatale. Parole che hanno di nuovo rimesso in discussione lo spirito laico e fortemente tollerante della società francese, già in crisi profonda dopo l’assalto a Charlie Hebdo e all’ipermercato ebraico dello scorso gennaio. Il fatto è che da anni, ormai, gli ebrei di Francia si sentono nel mirino dell’antisemitismo, di quello targato estrema destra e di quello islamico: nel 2014, gli attacchi antisemiti sono stati 851. Sempre più sono gli ebrei che lasciano la Francia per andare in Israele, compiendo così l’aliyah (in ebraico vuol dire: salita). E chi resta ha sempre più paura. Come gli ebrei di Marsiglia. Lunedì mattina uno di loro, l’insegnante Benjamin A., 35 anni, che insegna la Torah all’istituto franco-ebraico La Source, è stato aggredito in boulevard Paul Claudel a colpi di machete da un giovane turco di origine curda, Yusuf, un liceale che compirà sedici anni la settimana prossima, “in nome dell’Islam e dello Stato islamico”. Il ragazzo si è accanito contro il docente perché portava infatti la kippah, e perché indossava un abito ortodosso. Un dettaglio identitario più che simbolico.

Il docente si è salvato, proteggendosi proprio col grosso volume della Torah, il libro sacro che raccoglie gli insegnamenti della tradizione religiosa ebraica. E forse anche per questo altro dettaglio - le religioni si nutrono di simboli - si è levata autorevole da Parigi la voce del gran rabbino di Francia, Haim Korsia. Il quale ha preso, sostenendola con orgoglio e coraggio, posizione ben diversa e assai meno remissiva rispetto a quella di Zvi Ammar: “Non ci pensiamo neppure a rinunciare alla nostra kippah: continueremo ad indossarla. Anzi, invito tutti i tifosi che andranno a vedere la partita dell’Olympique Marseille contro il Montpellier (20 gennaio, Coppa di Francia, ndr.) a indossare un copricapo, qualsiasi esso sia, un modo per dire: siamo solidali”.

Resta l’angoscia di scoprire quanto vasto sia il contagio del fanatismo islamico. Yusuf era incensurato. Non c’erano state segnalazioni d’indottrinamento né da parte dei dirigenti scolastici, né da quelle dell’antiterrorismo. Frequentava con profitto il liceo professionale Ampère. Il virus dell’Isis è arrivato via Internet? O da altre vie? L’inchiesta, forse, lo appurerà. Ma non placherà le inquietudini, come dice Zvi Ammar: “E’ incredibile, un brillante studente con il suo zainetto sulle spalle che decide un mattino di andare ad ammazzare un ebreo...Sabato sera, il primo ministro Manuel Valls ha detto che la Francia senza gli ebrei non sarebbe la Francia, e questo ci ha confortato, ma possiamo realmente continuare a vivere come francesi ed anche come ebrei? Non si sa più cosa fare: saremo costretti a nascondere la kippah per non essere identificati?”.

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