169 docenti italiani contro gli scambi di ricerca con l’ateneo di Haifa Israele, l’università sforna-invenzioni e il riflesso vetero-arabo dei nostri prof

Cronaca Torino

TORINO. Alla fine del 2014 il Politecnico di Torino, l’Università di Torino e il Technion di Haifa stringono un accordo di collaborazione e di ricerca che riguarda alcune problematiche essenziali: la salute, l’energia, l’acqua. L’Israel Institute of Technology di Haifa (conosciuto come Technion) è una delle università più prestigiose del mondo. Un polo d’eccellenza che vanta quattro premi Nobel, l’ultimo è Daniel Shectman, che lo ottenne nel 2011 per la sua scoperta sui quasicristalli. Lo scorso novembre, quando al Campus di Agraria di Grugliasco si tenne il primo incontro previsto dalla convenzione - sulla tematica dell’acqua - ci furono contestazioni da parte di un gruppo di studenti che interruppero i lavori.

Il giorno dopo apparve sulla facciata del Politecnico uno striscione di protesta in cui si accusava l’università torinese di aver stretto accordi con un ateneo israeliano che forniva sostegno scientifico all’occupazione “militare” e alla “colonizzazione” della Palestina. Tre mesi e mezzo dopo, esplode il caso: circola infatti per le università italiane una petizione di accademici e ricercatori italiani per boicottare l’accordo col Technion e, più in generale, contro le istituzioni universitarie israeliane. La sottoscrivono in 169. Nel documento si legge: “Non accetteremo inviti a visitare istituzioni accademiche israeliane; non parteciperemo a conferenze finanziate, organizzate o sponsorizzate da loro, o comunque non collaboreremo con loro”. La petizione piace ad Hamas (Movimento per la Resistenza Islamica egemone nella striscia di Gaza), che ne parla con enfasi sul suo sito ufficiale e lancia un saluto ai firmatari.

Federico Bussolino, vicerettore dell’Università di Torino (che conta duemila docenti), insegna biochimica a Medicina, si occupa di oncologia sperimentale. Mi pare sinceramente indignato per l’iniziativa di questi boicottatori: “Rispetto le opinioni altrui, è il gioco della democrazia, però la decisione di avviare questi progetti con Technion furono approvati a larga maggioranza dal nostro Senato accademico, lo stesso è avvenuto per il Politecnico. La democrazia ha un suo significato, anche a questi livelli. La mia opinione è molto semplice: la cultura e la scienza non devono essere strumentalizzate dalla politica. La libertà totale della scienza va a vantaggio dell’umanità, nella sua totalità. L’accordo con il Technion è totalmente accademico. Quanto a certe accuse, se noi abbiamo rapporti con industrie israeliane, la risposta è no. La scienza va oltre le ideologie, nel nostro caso prevede scambi tra studenti, dottorati e ricercatori su tematiche biomediche. La collaborazione internazionale a livello scientifico è per il benessere di tutti”.

L’indipendenza dalla politica, sostiene Marco Gilli, rettore del Politecnico, è uno dei “valori cardine dell’università”. Gli accordi non prevedono nulla che abbia a che fare “con guerra o politica, la scienza è il miglior modo per superare le conflittualità. Boicottare Israele è boicottare la ricerca scientifica”, ha detto, nel constatare che tra i firmatari della petizione ci sono alcuni docenti torinesi, “un numero esiguo di ricercatori”, in rapporto ai 50mila accademici italiani. Più caustico Piero Abbina, presidente dell’Italian Technion Society (un ente privato che ha lo scopo di far conoscere in Italia l’attività dell’università di Haifa): “Il boicottaggio non è soltanto contro Israele e le sue politiche. E’ un’iniziativa di chiaro stampo antisemita”. La polemica è destinata a seminare zizzania. Il sindaco di Torino, Piero Fassino, è sceso in campo contro i firmatari del documento: “Il nostro obiettivo è far sì che Torino sia una città tollerante, aperta, capace di riconoscere ogni identità”. Per questo, ha aggiunto, stigmatizza chi propone di boicottare l’accordo dell’Università e del Politecnico con il Technion. Dove, peraltro, il 15 per cento dei docenti e il 20 per cento degli studenti è arabo e dove l’eccellenza della ricerca non ha confini etnici o religiosi, in linea con la storia e la tradizione della città di Haifa. Forse è proprio questo ciò che infastidisce gli estremisti ideologici.

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